Red Bull rompe l’equilibrio: “Non si può vivere di rendita”

La fine dell’era di Christian Horner alla guida della Red Bull Racing segna uno spartiacque profondo nella storia del team. A chiarire il senso della decisione è stato Oliver Mintzlaff, che ha parlato apertamente di una scelta ponderata e condivisa. “Christian ha un curriculum eccezionale e ha raggiunto traguardi straordinari”, ha spiegato, aggiungendo però che “non si può fare affidamento sulla storia all’infinito”. Sotto la gestione Horner sono arrivati sei titoli Costruttori e otto Piloti, risultati che nessuno in azienda mette in discussione. Tuttavia, secondo il CEO, anche le organizzazioni vincenti devono sapersi rinnovare se vogliono restare competitive nel tempo.

“Non è stata una decisione affrettata”

Mintzlaff ha respinto con decisione l’idea che l’addio di Horner rappresenti un salto nel buio. “Abbiamo appoggiato al cento per cento questa misura perché sapevamo di dover fare qualcosa”, ha dichiarato, precisando di non essere “un manager che assume e licenzia con leggerezza”. Il cambio al vertice, ufficializzato il 9 luglio 2025, ha portato alla nomina di Laurent Mekies, chiamato a inaugurare una nuova fase. “Non è stata una decisione facile e non ci siamo affrettati”, ha ribadito Mintzlaff, sottolineando come la Red Bull si sia interrogata a lungo se concedere altro tempo o voltare pagina. Alla fine, la risposta è stata chiara: servivano nuovi impulsi.

Marko, Horner e una convivenza logorata

Il CEO ha commentato anche le parole di Helmut Marko, che aveva sostenuto come Horner avesse “tentato di tutto per prendere il controllo dell’azienda” e che Max Verstappen avrebbe potuto vincere ancora prima con un cambio anticipato. “Queste parole su Christian sono responsabilità di Helmut”, ha chiarito Mintzlaff, prendendo le distanze: “Non posso dire nulla di negativo su Horner, perché significava molto per la Red Bull”. Allo stesso tempo, ha ricordato che è “perfettamente normale che le cose non siano più le stesse di cinque anni fa”, soprattutto dopo oltre vent’anni di lavoro fianco a fianco. Un’eccezione nello sport di vertice, ma anche una convivenza che, col tempo, può arrivare al limite.

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