
Il 2025 doveva essere l’anno del rilancio e invece si è trasformato in una delle stagioni più difficili della carriera di Lewis Hamilton. Il passaggio in Ferrari non ha prodotto i risultati sperati: una sola vittoria, conquistata in volata in Cina, e nessuna presenza sul podio nei Gran Premi successivi. Troppo poco per un sette volte campione del mondo. Il confronto con Charles Leclerc è stato spesso sbilanciato e la SF-25 si è rivelata una monoposto complessa, difficile da portare al limite. A fine stagione, Hamilton è apparso disorientato, consapevole di non essere mai riuscito a tirare fuori il massimo da una Ferrari che non gli ha mai restituito fiducia piena.
Verstappen sorprende: “Non mi piace vederlo così”
A colpire più dei numeri è stata la reazione di Max Verstappen. L’olandese, protagonista di alcune delle battaglie più dure dell’era moderna contro Hamilton, ha mostrato un’empatia inattesa: “Ovviamente non è stata una buona stagione per lui”. E quando gli è stato fatto notare che la situazione “fa davvero male”, la risposta è stata netta: “Fa male anche a me. Non mi piace vederlo”. Parole che pesano, perché arrivano da chi oggi domina la scena. Verstappen ha citato segnali evidenti, come le comunicazioni radio e l’atteggiamento nel box, lasciando intendere che dietro le difficoltà tecniche ci sia anche un peso mentale crescente.
Età, fatica e motivazione: il vero bivio
Le voci su un possibile ritiro anticipato di Hamilton sono state smentite dal diretto interessato, ma il tema resta sul tavolo. A quasi 41 anni, il britannico si trova a fare i conti con una Formula 1 sempre più estrema. Verstappen lo ha spiegato senza filtri: “Quando invecchi soffri di più, soprattutto fisicamente. Spalle, schiena, collo: queste auto non sono comode”. Il paragone con Fernando Alonso è inevitabile: lo spagnolo dimostra che, con una vettura competitiva, l’età può passare in secondo piano. Ma senza un’auto da vertice, la lotta a centro gruppo rischia di erodere anche la motivazione di un campione assoluto. E allora la domanda diventa inevitabile: continuare a lottare o fermarsi prima che il mito si consumi?
